E’ la Stampa, bellezza
Certo, un vuoto di memoria può capitare. D’altronde accade spesso ai giornali di non accorgersi che provvedimenti tanto invocati sono stati approvati dal legislatore. Eppure faceva un po’ impressione leggere due giorni fa sulla Stampa di Torino un angoscioso “retroscena”, che dipingeva lo scenario orwelliano in cui l’articolo 8 del decreto sulla manovra (quello che dà rilievo legislativo alla contrattazione aziendale anche in deroga alle norme nazionali) trasformerà le fabbriche italiane.
14 AGO 20

Vale la pena di citarne alcune parti. Titolo: “L’articolo 8 permetterà di sorvegliare e trasferire i dipendenti ‘scomodi’”. Attacco: “Licenziati semplicemente con una lettera, ricevendo qualche mensilità di stipendio aggiuntiva come benservito”. E ancora: “Controllati durante l’orario di lavoro da vigilantes che girano in azienda; o meglio ancora monitorati elettronicamente da telecamere o dispositivi informatici”. Non si parla, attenzione, dei lavoratori cinesi della Foxconn, ma del futuro delle maestranze italiane, secondo il quotidiano torinese, una volta approvato il famigerato art. 8. Un testo a lungo caldeggiato dal gruppo Fiat, proprietario della Stampa. L’art. 8, infatti, nasce dalla necessità più volte espressa dallo stesso ad del Lingotto, Sergio Marchionne, di dare “copertura” erga omnes e retroattiva agli accordi aziendali stipulati in deroga alla normativa nazionale, compreso lo Statuto dei lavoratori. Su questa strada si era giunti all’intesa interconfederale del 28 giugno scorso firmata da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil: ma quell’accordo era valido per il futuro, quindi non riguardava le intese di Pomigliano e di Mirafiori, su cui nel frattempo si erano abbattuti i ricorsi della Fiom.
Di qui la decisione del governo di inserire in manovra l’articolo in questione, che peraltro non prevede licenziamenti più facili, ma la maggiore possibilità di risarcire il lavoratore licenziato invece dell’obbligo del reintegro. Eppure la grande stampa borghese – non solo la Stampa – è così: lunghi e pensosi editoriali per suggerire le necessarie riforme strutturali, compresa quella del mercato del lavoro, e poi “retroscena” sulle derive cinesi dei contratti alla Marchionne.